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Appunti di una signora poco diplomatica


Diario


25 agosto 2007

DIVENTEREMO 100.000

A MONTESCAGLIOSO ASSEMBLEA PUBBLICA PER CHIEDERE GIUSTIZIA E VERITA’

Giustizia e verità per Luca Orioli e Marirosa Andreotta, Elisa Claps,
Giovanni De Blasiis, Vincenzo De Mare

   Si è tenuta ieri sera a Montescaglioso, in provincia di Matera, un’assemblea pubblica sulla legalità in Basilicata, voluta e organizzata dai giovani della web community MONTESCAGLIOSO.NET e dall’associazione “La Piazza”, con la partecipazione di Don Marcello Cozzi, coordinatore regionale di LIBERA associazione, nomi e numeri contro le mafie e dei familiari delle vittime di alcuni casi irrisolti, riemersi a seguito dell’inchiesta “Toghe lucane” condotta dal magistrato Luigi De Magistris della Procura di Catanzaro.
  
Serata caldissima e umida, che avrebbe scoraggiato chiunque a muoversi, ma che non ha fermato gli organizzatori dell’iniziativa e i tanti cittadini, arrivati anche da altri Comuni, che hanno voluto stringersi intorno ai familiari delle vittime e a Don Marcello Cozzi per testimoniare solidarietà ed offrire sostegno e disponibilità all’impegno concreto.
   E’ la signora Olimpia, madre di Luca Orioli, il giovane trovato morto insieme a Marirosa Andreotta, la sera del 23 marzo 1988, che si avvicina, mi stringe la mano e porge la guancia. Ci baciamo, come se fossimo amiche da sempre. Così Olimpia accoglie tutti e ringrazia. Ringrazia chi è arrivato da vicino e chi è venuto da lontano, i giornalisti di TRM, i giovani di Montescaglioso.Net. Chiama Gildo, il fratello di Elisa Claps, che se ne sta un po’ in disparte, e lo incoraggia; facciamo gruppo e rompiamo il ghiaccio prima di cominciare. E' presto e siamo ancora in pochi, ma alle 19,30 l'auditorium della Caritas è ormai gremito. 
  
   Madre coraggio
è stata giustamente definita Olimpia Orioli, ed è una donna forte davvero, forte e caparbia, animata da un dolore mai sopito e tuttavia oggi trasmutato in qualcosa d’altro: passione civile, sete di giustizia, amore. Amore per questa nostra terra così bella, ma macchiata. 
   “Il mio dolore non deve essere inutile”, dice Olimpia nel suo intervento che fa tremare la platea, perché un conto è sentir parlare di Luca e Marirosa alla TV, un altro è rivivere in diretta il racconto di quella sera, la scoperta dei corpi violati nella loro purezza, in un’atmosfera cupa in cui pare di vedere ombre terrificanti che si allungano sui muri.
   Dopo il duplice omicidio e prima dell’arrivo dei familiari qualcuno era entrato in quella casa, aveva pulito il sangue, cancellato le tracce del crimine e disposto i corpi di Luca e Marirosa in modo da avvalorare la tesi della morte per folgorazione durante un amplesso nella vasca da bagno. Luca e Marirosa, invece, erano stati brutalmente picchiati, e i loro corpi ne mostravano i segni.
   “Ma non c’era una goccia di sangue”, dice Olimpia con la voce che trema. E poi legge il Salmo 58:
“Curate davvero la giustizia, o potenti?
Giudicate gli uomini rettamente?
No, che in cuor vostro agite da iniqui,
e nel paese fate pesare
la violenza delle vostre mani.”
   Ha fede in Dio, mamma Olimpia, anche se in questi lunghi e difficili anni di solitudine ha rischiato di perderla. E’ convinta che la giustizia divina interverrà ad aggiustare gli errori degli uomini. E decide di concludere il suo intervento con questo messaggio di speranza.
  
   Colpisce quanto sia più realista il prete, Don Marcello Cozzi. Lui ha un’altra visione del crimine e del malaffare in Basilicata. La prospettiva è diversa: non si ferma al singolo caso, ma offre un’inquietante visione d’insieme. E denuncia la colpevole cecità e, in taluni casi, la connivenza delle istituzioni.
   E’ il caso di Vincenzo De Mare, ucciso il 26 luglio del 1993 nel suo podere di Scanzano
con due colpi di fucile da caccia, forse una lupara. Autotrasportatore, De Mare lavorava anche con la "Latte Rugiada", azienda agroalimentare con depositi in località Terzo Cavone (la stessa località dove il governo Berlusconi, dieci anni dopo, avrebbe voluto impiantare il sito unico per lo stoccaggio dei rifiuti nucleari).
   L'ispettore di polizia, Francesco Ciminelli, che indagava sul delitto, aveva individuato alcuni fogli di viaggio riferiti a Terzo Cavone. Qui, tra i ruderi di un’azienda agro-alimentare, furono rinvenuti dei bidoni contenenti rifiuti tossici. La pista conduceva verso persone importanti, ma a questo punto l’ispettore venne trasferito in Calabria, e il caso chiuso. 
  
   E’ lo stesso don Cozzi a parlare del caso De Mare e ad iscriverlo tra i tanti misteri su cui non si è voluto indagare. Poi ricorda i nomi dei morti e degli scomparsi, ricostruisce la storia dei basilischi e traccia i contorni della situazione attuale. Il che non significa denigrare la Basilicata, fare facile allarmismo e populismo, ma smetterla di teneri gli occhi chiusi e il naso turato.
   “Dobbiamo riscoprire il valore della rabbia” dice don Marcello Cozzi. Ed esplode l’applauso dei cittadini in sala. Dobbiamo vergognarci a dire che siamo indignati?
   In molti ci chiediamo dove eravamo. Eravamo nella società civile, nella scuola, nelle istituzioni. Vedevamo senza cogliere i nessi, sottovalutavamo. E chi quei nessi li capiva, veniva perseguitato. Come è accaduto a Giovanni De Blasiis. Kafkiana la sua storia: per condannarlo, la Procura della Repubblica di Potenza non ha esitato ad affermare concetti giuridici inesistenti. 

   E' la moglie a definire i tratti di Giovanni De Blasiis, laureato in giurisprudenza, impegnato politicamente e socialmente, consigliere comunale di Potenza, delegato nel Consiglio di Amministrazione della S.P.A. Grande Albergo (appartenente al Comune ed alla Provincia di Potenza), che nel giugno del 1993 viene arrestato e condotto in carcere in manette per presunte irregolarità nella gara per l’affidamento della gestione dell’albergo. La Corte Suprema di Cassazione annulla il provvedimento restrittivo e sentenzia l’insussistenza di ogni reato. Dal carcere, in cui rimane per tre settimane, Giovanni ne esce sconvolto, ma deciso a far valere le proprie ragioni. Comincia una battaglia contro i poteri forti di Potenza e della Basilicata: scrive memorie, deposita denunce e fa i nomi dei magistrati corrotti, deciso a far conoscere le irregolarità dell’inchiesta. 
Undici anni dopo, la mattina del 14 novembre 2004, Giovanni viene ritrovato impiccato nella sua casa in campagna.
   Domanda da brivido: Giovanni De Blasiis si è suicidato oppure è stato suicidato?
  
La moglie non sa dare una risposta, ma sa per certo che Giovanni è stato moralmente ucciso quando è stato ingiustamente arrestato e quando le sue denunce sono state fatte cadere nel vuoto e nel silenzio.
   Vuoto e silenzio, isolamento, per anni… La sensazione di essere circondati da un muro di gomma, al di sopra del quale c’è un potere fortissimo e intoccabile: la Sacra Istituzione che ignora, nega e calpesta ogni diritto.
  
  L'istituzione che depista...
  Come nel caso di Elisa Claps, la sedicenne scomparsa una domenica mattina, all’uscita dalla chiesa Santissima Trinità, nel centro di Potenza. Era il 12 settembre del 1993 e in chiesa la ragazza aveva incontrato Danilo Restivo, un giovanotto tornato alla ribalta della cronaca nel giugno del 2004, per l’assassinio di una sarta di 48 anni, Heather Barnett, avvenuto il 12 novembre 2002 a Bournemouth, in Inghilterra. Sono stati gli inquirenti inglesi a riportare l’attenzione nazionale su Elisa, anche se la famiglia in questi anni non si è mai arresa e il fratello Gildo è tra i fondatori dell'Associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse "Penelope".
   Fa fatica Gildo a dire come la pensa: la superficialità dell’indagine, i depistaggi, le false testimonianze, hanno coperto non un rapimento, ma un omicidio. “Elisa è stata uccisa, riesco ad affermarlo perché non c’è mia madre. Lei, come ogni madre farebbe, spera ancora che Elisa sia viva”. 
   
   Così ci imbattiamo nel dolore di queste persone e la forza d'urto è potente. Guai se l’indignazione non montasse, se la rabbia non salisse. Riscopriamolo dunque, come dice don Cozzi, il valore della rabbia, perché di fronte a questi fatti non possiamo prendercela contro il fato avverso, ma contro chi ha coperto gli assassini, li ha protetti ed ha negato il diritto alla verità ed alla giustizia.
   “Quei centomila di Scanzano” dice Don Marcello Cozzi ricordando la grande manifestazione del novembre 2003 per dire no al decreto Berlusconi che voleva fare della nostra regione un deposito di scorie nucleari “quei centomila di cui siamo stati tutti così orgogliosi e fieri, si sono poi fermati. Non sono andati fino in fondo per capire come e perché il governo fosse arrivato a quel decreto. Oggi, per fare luce su questi fatti, per arrivare alla verità, dovremmo essere di nuovo in centomila”.
Lo diventeremo. Se ne siamo stati capaci una volta, potremmo farcela ancora.

Le indagini sulla scomparsa di Elisa Claps e sulla morte di Luca Orioli, Marirosa Andreotta, Giovanni De Blasiis e Vincenzo De Mare erano condotte dal pm Felicia Genovese, oggi tra
 gli indagati di "Toghe lucane". 

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